Tutto inizio' da qui...
...1993.
Sembra ieri quando in via Maioli, sede della Fm edizioni di San Miniato mettemmo a punto la prima edizione.
L’idea era, ed è, di porre l’accento su tutto quello che è toscano nel campo editoriale. Non per campanilismo o venature leghiste. Anzi.
Volevamo, come vogliamo, far scoprire, meglio: riscoprire la Toscana nell’editoria.
Quel settore che l’aveva vista protagonista all’inizio del secolo con editori come Vallecchi e Nerbini e autori che fanno parte della storia della letteratura italiana.
Firenze capitale della cultura. Firenze officina culturale. Laboratorio culturale.
E, di riflesso, la Toscana. Dove si muovevano personaggi come Montale, Vittoriani, Tozzi, Soffici, Viani, eppoi Malaparte, Montanelli, Bianciardi, Cassola, Luzi.
Tanto per fare dei nomi.
Partivamo da un’idea precisa: parlare di autori ed editori toscani. Non dei soliti. Ma di quelli che – pur avendo qualità – rimangono in disparte. O vengono tenuti in disparte perché il loro impegno non tiene conto dell’aspetto commerciale, ma dei contenuti. Ospitammo tanti piccoli editori toscani a San Miniato in provincia di Pisa.
Facemmo scoprire una realtà sconosciuta. Cercammo di dare una scossa a quel mondo che, in passato, aveva contribuito ad animare la cosiddetta repubblica delle lettere e che ora dava l’impressione d’essere immerso in un grande sonno. Istituimmo un premio. Il premio al miglior scrittore toscano e al miglior libro.
Esaltammo la storia, e poi le ricerche locali e il vernacolo. Incontrammo scrittori dimenticati e non valorizzati a dovere. Dai locali del Seminario salimmo in San Francesco, nell’ex frantoio del convento. Portammo anche Mario Luzi e i presidenti degli Istituti Storici della Toscana per il loro convegno annuale, esaltando la loro produzione. Incontrammo giornalisti come Corradino Mineo (allora a Rai Tre). Poi tornammo nel Seminario per proporre una carrellata sulla stampa cattolica, il contributo dato alla storia dall’editoria toscana. Passammo due o tre anni ignorati un po’ da tutti, anche sul piano dei contributi. Ci arrangiammo. Riducemmo all’osso l’esposizione, ma non rinunciammo alle iniziative. Gli incontri con gli scrittori ebbero grande successo. Capimmo, comunque, che dovevamo fare un salto di qualità. Ci rendemmo conto che, ogni anno, avremmo dovuto dare un tema ben preciso. E qui fu importante la collaborazione con l’allora assessore alla cultura del Comune di San Miniato. “Donne per il libro” portò a incontrare le scrittrici toscane di maggior prestigio, a esporre la produzione di case editrici condotte da donne. Portò anche a inaugurare Palazzo Grifoni quale riferimento preciso della Fiera. L’anno successivo “Il libro in tavola” permise di esplorare un territorio ricco, valido anche sotto il profilo culturale. Arrivarono Carlo Cambi, direttore dei “Viaggi di Repubblica” gli attori de “Il medico in Famiglia” di Rai Uno e tanti scrittori ed editori di “cucina”.
Nel 2000 si consolidò la collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato. Fu la volta della “Toscana in giallo”. Un tema sconosciuto ai più. Arrivarono Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini, giornalisti e scrittori come Mario Spezi, Giampaolo Simi e Graziano Braschi. Arricchì l’evento la presenza di Dario Cecchini, il macellaio poeta di Panzano in Chianti, il grande difensore della “fiorentina” . L’anno seguente con “O dolci baci e languide carezze”, abbiamo voluto esplorare il labirinto del romanzo rosa. E Sveva Casati Modignani, la regina italiana del genere, fu ospite apprezzata. Quindi “Bella Toscana”, una Toscana delle idee, dei colori, della poesia, delle storie, comprese le favole, ma capace di fare palcoscenico a intellettuali curiosi, a scrittori in cerca d’ispirazione. Gli incontri con Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio Regionale Toscano autore di “Battaglie”, con Sibilla Della Gherardesca, Ivan Tognarini, Claudio Mollo e tanti altri scrittori ci presentarono i vari aspetti della Toscana.
Il 2003 è l’anno di “Librando, l’avamposto della lettura. Incontro confronto con gli scrittori di ieri ed oggi”. Si è trattato di riscoprire, o se si vuole di scoprire autori toscani del Novecento accantonati vuoi per negligenza dei critici, vuoi per l’attività frenetica dell’editoria che oggi macina titoli su titoli e non consente di soffermarsi su testi e autori che invece meriterebbero sorte diversa.