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29.06.2010 - Libera scienza in libero Stato

Saggio polemico di Margherita Hack
 
di Riccardo Cardellicchio
 
La scienza deve essere libera in uno stato libero? Margherita Hack, astrofisica e intellettuale di fama mondiale, non ha dubbi: sì. E lo dice a gran voce, e con chiarezza, in “Libera scienza in libero Stato”, saggio edito da Rizzoli (pagg. 145, euro 16,50), e che è destinato a far riflettere e discutere, per la quantità e qualità degli argomenti trattati.
Mette sul tavolo tutti i temi d’attualità in Italia: la scienza e la politica, le luci e le ombre dell’Università, le riforme, la diffidenza della Chiesa, la qualità della ricerca, la ricerca spaziale e il declino odierno della nazione. Non manca di fare alcune proposte. E un omaggio a Piero Calamandrei, riportando il discorso da lui tenuto, l’11 febbraio 1950, al terzo congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale.
Oggi, osserva la Hack, c’è una parola che va per la maggiore. Si tratta di innovazione. Ma non per tutti ha lo stesso significato: non sono pochi quelli che l’usano a vanvera. Per lei, invece, “è il frutto della tecnologia e la tecnologia è frutto della ricerca applicata, la quale a sua volta deriva dalla ricerca di base: la ricerca, cioè, che non si pone problemi di applicazioni pratiche, ma si occupa solo di scoprire le leggi che regolano l’universo, il nostro pianeta, il nostro corpo, la ricerca che soddisfa la curiosità e insegue la conoscenza per la conoscenza” E la domanda conseguente non può che essere una: perché in Italia si dà poca importanza alla ricerca scientifica? Risposta: “Disinteresse per la scienza significa anche e soprattutto disinteresse per la cultura, per la scuola di ogni ordine e grado, che è quella che dovrebbe ‘nutrire’ i cervelli dei cittadini”.
Dopo aver definito scellerata la legge 133 del 2008, perché potrebbe affondare definitivamente quel poco di buono che c’è nelle università, fa alcune proposte per una vera riforma. In sintesi: autonomia cui deve fare da contrappeso una valutazione rigorosa delle singole università nel loro complesso. Valutazione dei docenti e dei ricercatori. Distribuzione dei fondi in base ai risultati raggiunti, valutati da commissioni in dipendenti. Scambi tra università ed enti di ricerca italiani e stranieri. Reclutamento da elenchi di docenti dichiarati idonei in base a concorso nazionale per titoli. Evitare la proliferazione di nuove università piccole e di sedi distaccate. In base a questo, serve anche che i costi d’iscrizione e frequenza vengano adeguati, commisurate alle entrate delle famiglie. Un aumento, quindi, per gli studenti appartenenti a famiglie benestanti, e borse di studio per i meritevoli e di famiglie a reddito basso. A tutti dovrebbe essere dedicata maggiore attenzione di quella riservata oggi: compiti scritti, esercizi, seminari, discussioni.
La posizione della Chiesa. Parla d’ingerenza soprattutto per le scienze biologiche o della vita. Fa alcuni esempi: “Le pressioni su deputati e senatori che per la loro ignoranza scientifica hanno partorito la vergognosa legge 40 sulla fecondazione assistita, gli ostacoli posti al testamento biologico, cioè la dichiarazione consapevole di non volersi sottoporre all’accanimento terapeutico, l’impossibilità per un malato terminale di ottenere l’eutanasia, per non parlare poi degli ostacoli posti alla stesura di una legge per i diritti delle coppie di fatto, sia etero sia omosessuali. Insomma, la scienza è umiliata dalla politica, che a sua volta è succube del Vaticano”.
Non ignora che la scienza fa anche paura. La gente ha paura del nucleare, delle biotecnologie, dell’inquinamento, cui la scienza non è estranea. Sì.è vero, ammette, la scienza ha le sue responsabilità, ma “sono anche e soltanto la conoscenza e le applicazioni della scienza che possono trovare i rimedi necessari”.

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